Introduzione

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Motivazioni

L’intento di questo lavoro muove dalla sentita necessità di richiamare, o forse destare, l’attenzione sui numerosi interrogativi di natura etica, sociologica, filosofica, che non sembrano al momento del tutto presenti nella riflessione comune, sia dal versante tecnologico che da quello degli attuali o potenziali utilizzatori delle numerose applicazioni oggi consentite dagli sviluppi del connubio tra telematica, informatica e telecomunicazione.

Il cuore del messaggio, più che un fatto divulgativo, è un atto di ragione, quanto meno l’esigenza di porsi le domande fondamentali per riuscire a cogliere al meglio le opportunità e per non essere impreparati di fronte ai rischi (e, quindi, evitarli per quanto possibile) impliciti nel "nuovo" che avanza in campo tecnologico e che tende ad invadere e trasformare il nostro quotidiano e, conseguentemente, l’intera sfera esistenziale, lo stile di vita della nostra generazione e ancor più di quelle che verranno.

Le pagine che seguono sono il condensato di una presa di coscienza maturata in tre anni di contatto, per ragioni di lavoro, con le tematiche emergenti dalle innovazioni tecnologiche e con i cambiamenti che vanno prefigurandosi nella nostra società, da esse promossi e promessi.

È un’esperienza fatta da un "osservatorio" particolare: quello di una Biblioteca che, al passo con i tempi, ha trasformato o, meglio, integrato la sua funzione alquanto passiva [1] di mera conservazione, con quella più dinamica e attiva di Centro di Documentazione, grazie anche all'apporto delle nuove tecnologie - voluto e promosso, riconoscendo la loro indispensabile funzione per  rendere attuali potenzialità che altrimenti sarebbero rimaste inespresse - con un approccio iniziale da semplici utilizzatori attraverso la navigazione in Internet e la consultazione di Basi Dati e successivamente, nel procedere dell'esperienza, sempre più partecipi di un processo di trasformazione e di crescita.

Il mio, quindi, è il punto di vista di un "utilizzatore" delle nuove tecnologie (oggi evolutosi come "operatore" ad un livello di maggiore abilità e creatività, con una concreta presenza sulla rete Internet) ma anche quello di una persona che non accetta che i cambiamenti passino sulla propria testa senza esserne, per quanto possibile, consapevole e partecipe.

Spero che il fatto di averlo esplicitato dia un contributo di conoscenza meno superficiale e frammentaria di quanto si evolve con rapidità vertiginosa in un settore che si sta presentando sempre più trainante di ogni futura trasformazione.

Forse l’approccio con i temi trattati potrà sembrare inconsueto a chi è abituato ad analisi esclusivamente tecniche o a metodologie applicative di uno scientismo strettamente empirico. Ritengo, tuttavia, che non si tratti necessariamente di percorsi alternativi, ma di punti di vista che possono, anzi devono, ormai, intersecarsi ed integrarsi.

La mia analisi ed i tentativi di sintesi muovono da una antropologia o, meglio, da una visione del mondo né materialista né spiritualista tout-court; essi si basano su una concezione dell’uomo visto nella sua globalità di essere a più dimensioni, dove quello materiale è solo uno dei versanti del suo esistere: quello fenomenico, della manifestazione, certamente non meno importante e significativo di ciò che esso manifesta.

La trattazione ha lo scopo di farne emergere con sufficiente chiarezza i connotati.

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                Sorgenti informative
 

La natura e l’Universo in senso lato e l’ambiente per i dati più immediatamente percepibili, costituiscono nella dinamica vitale continua un insieme, solo parzialmente esplorato, di sorgenti primarie di informazione.

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L’uomo, in tale contesto, può raccogliere, sia in estensione sia in profondità, una quantità di informazioni di gran lunga superiori alle possibilità rivelative di altri esseri viventi, ovviamente nei limiti antropomorfi. Coglieremo, poi, un’altra dimensione percettiva nel capitolo dedicato al silenzio comunicativo.

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L’informazione si può quindi definire come la forma, l’impronta, la traccia, lasciata nell’uomo dal suo contatto-incontro con la realtà.

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L’uomo, in quanto singolo o collettività, è anch’esso sorgente di informazione, mentre utilizza questa anche allo scopo di destinarla alle sorgenti secondarie come quotidiani, periodici, libri, biblioteche, discoteche, nastroteche, banche dati. Queste ultime risultano, in sostanza, giacimenti di informazioni memorizzate aggiornabili in tempi sempre più brevi ed in modi sempre più sofisticati, praticamente su tutti i campi dello scibile.

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Qual è lo scopo dell’uomo in tutto questo? Orientarsi nel grande universo dei simboli di cui è pregno il mondo che lo circonda e, decodificandoli, portarne nella concretezza del vivere quotidiano la forza propulsiva e gli elementi e le modalità del rivelarsi di una realtà in costante divenire, reso possibile dall’interazione e dallo scambio delle elaborazioni dell’informazione.
Ciò avviene attraverso la comunicazione.

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Tipologie comunicative

 

uomo Û uomo
uomo Þ macchina
antropologica
macchina Û macchina fisica

 

DIRETTA

unidirezionale o passiva:
sorgente Þ destinatario

bidirezionale o interattiva:
sorgente Û destinatario

DIFFUSIVA

unidirezionale o passiva:
sorgente Þ piú destinatari

bidirezionale o interattiva:
sorgente Û piú destinatari

A CONFERENZA O CIRCOLARE

               

               Comunicazione e interattività.
 

L’interattività è il termine oggi più usato quando si parla di multimedialità e, quindi, delle applicazioni offerte dalle innovazioni tecnologiche.

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Esso si riferisce alle possibilità che ha l’utente di interagire, attraverso il sistema, con altri utenti oppure con i prodotti da esso offerti.

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Attualmente il termine viene usato del tutto impropriamente nel caso della cosiddetta CATV: tv via cavo, considerata interattiva per il semplice motivo che l’utente ha la possibilità di scegliersi i programmi che preferisce e di costruirsi, in sostanza, un suo palinsesto. A questo riguardo si potrà parlare di vera e propria interattività solo quando l’utente potrà dialogare col sistema e/o modificarne i contenuti. Si parla già di applicazioni in questo senso.

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Possiamo definire l’interattività come un processo relazionale, che implica una comunicazione che fluisce, scambievolmente, in due o più direzioni.

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In effetti, già nel concetto stesso di comunicazione è implicita l’interattività, non potendosi instaurare comunicazione se non tra due "poli" aperti e ricettivi, alternativamente, l’uno all’altro.

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L’interattività in ogni caso ci introduce nell’elaborazione scambievole delle informazioni che ci si comunica e, sotto questo aspetto, potremmo qualificarla come il fattore più importante della crescita individuale e collettiva.

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Quando, però, ci riferiamo all’interattività nell’ambito tecnologico, nel quale uno dei poli "comunicanti" è una macchina, dobbiamo tener presente che "l’informazione che si può memorizzare nel calcolatore può essere soltanto lessicale e sintattica e non vi è alcun modo di descrivere i contenuti tipicamente semantici della mente umana" [2]

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Bisogna tuttavia registrare, a questo riguardo, un dato non così categorico - di fonte americana- [3]
in tema di applicazioni semantiche in campo informatico. Ma siamo agli inizi e si incontrano difficoltà nello sviluppare tecniche intese ad aggiungere valori semantici ai dati acquisiti da disparate fonti in disparate forme; il che diviene essenziale se si vuol raggiungere con successo l’uso del computer abbinato alla multimedialità.
                                                          

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