Capitolo II

Comunicazione e conoscenza

Queste due peculiari attività della persona umana non appaiono sempre simultaneamente presenti. Infatti la comunicazione può manifestarsi anche in maniera esclusivamente inconscia (10) attraverso espressioni, gesti non controllati od anche lapsus verbali, ecc. In sostanza dobbiamo affermare che non si può fare a meno di comunicare, anche se, proprio in base a quanto appena detto, non sempre l’uomo è consapevole, quanto meno non lo è pienamente, di ciò che comunica.

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È già emerso come possa darsi comunicazione a vari livelli, dai più superficiali ai più profondi, ai quali fanno - rispettivamente - riscontro il massimo della confusione, che possiamo coniugare con l’ignoranza ed il massimo della consapevolezza, che ben possiamo far discendere dalla conoscenza.

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È un fatto inequivocabile, poi, che tutto, nell’universo, è comunicazione: ogni ente posto nell’esistenza, sia che appartenga al mondo minerale, che vegetale od animale, in realtà comunica ciò che esso è.

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L’uomo, nella scala delle creature viventi è l’unico a decifrare i linguaggi delle cose che lo circondano; il che gli permette di dar loro un senso, individuandone il posto nell’ambito della creazione. L’unico in grado di far ciò, è l’uomo dotato di conoscenza. Questa, una volta acquisita, deve sempre e ulteriormente essere coltivata ed affinata. Conoscere è, sostanzialmente, un processo di costante e sempre più profondo contatto-dialogo con la realtà, che è anche fonte di fecondazione reciproca.

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Ciò significa, tra l’altro, che l’uomo è in grado di servirsi delle cose in ragione di ciò che di esse conosce.

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Egli dovrebbe servirsene in qualità di custode, ordinatore, promotore di una migliore qualità di vita per sé e per l’ambiente di cui fa parte, con un senso di rispetto e gratitudine per la Vita, che lo ha posto in questa situazione, della quale sostanzialmente dovrebbe essere il "collaboratore" consapevole e responsabile. Invece la nostra cultura odierna lo ha portato a porsi e ad agire, in prevalenza, come dominatore, nel senso di sfruttatore della natura e delle risorse che essa offre, perseguendo scopi prevalentemente egoistici in un’ottica di appropriazione e non di serena e rispettosa convivenza, che diventa condivisione.

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Per inquadrare in termini logici cosa si intende per conoscenza, bisogna innanzitutto riconoscere la specificità della conoscenza rispetto agli altri modi in cui si configura l’esperienza ed anche l’attività mentale della persona umana (la fede, l’immaginazione, le credenze, le capacità critiche che consentono interpretazioni e formulazione di giudizi, ecc.)

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Uno degli aspetti della conoscenza che è poi una delle sue funzioni è che essa organizza e rende coerente la continua concatenazione di riflessioni che chiamiamo coscienza e che associamo alla nostra identità.

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Sostanzialmente la conoscenza è il risultato di una attività che può essere reale (esplorazione sensoriale: tattile, visiva, uditiva, olfattiva, gustativa) o simbolica (ricostruita nel pensiero) del soggetto sul mondo che lo circonda e le cose che lo compongono. Si tratta di una attività che, come già accennato, presuppone un’interazione tra le strutture mentali del soggetto e la realtà sia fisica che sociale con la quale esso viene in contatto.

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Poiché, nel corso del processo evolutivo della personalità, i sistemi cognitivi vengono costruiti dal soggetto nella sua interazione con l’ambiente fino alla formazione delle strutture logiche, che assicurano una conoscenza coerente delle cose e dei fatti, deduciamo che si dà conoscenza tanto più piena (capace, cioè, di operare trasformazioni cognitive significative) quanto più siamo in presenza di strutture logiche integrate, armoniche e mature. Questi dovrebbero essere gli obiettivi prioritari di ogni processo educativo.

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La conoscenza si basa su tre pilastri: la percezione [11], (sia quella sensoriale che quella mediata da strumenti), l’elaborazione [12] (che porta con sé, implicita, l’assegnazione di valore e l’associazione per congruità e per correlazione significativa) e la memoria [13]. In qualche modo possiamo intendere per conoscenza, l’acquisire le informazioni ed organizzare l’informazione. Sono due livelli, quello percettivo e quello concettuale, che l’uomo vive contemporaneamente.

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Posso dire che in qualche modo io divento ciò che conosco e quel che conosco diventa me ed in sostanza io sono ciò che esprimo, perché quel che esprimo ce l’ho scritto dentro. Ciò significa che quando parlo di conoscenza non intendo un fatto puramente intellettuale, ma un processo dinamico che coinvolge tutti i livelli della persona nella sua complessa globalità

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Sono due le peculiari funzioni sensitive che accompagnano e rendono possibile la conoscenza: la vista e l’udito, i sensi che sempre più verranno stimolati e coinvolti nell’universo della multimedialità, che caratterizzerà in maniera pervasiva tutte le attività umane attraverso i sistemi di comunicazione di un futuro ormai alle porte.
Siamo infatti - e lo saremo sempre di più - immersi in un mondo che è come un mare di suoni, che divengono intelligibili attraverso il linguaggio, e di immagini, che parlano un linguaggio proprio, diretto, decigrabile da un osservatore attaneto e aperto alla comprenzione. "Nella rete di interazioni linguistiche in cui ci troviamo manteniamo una continua ricorsività
[14] descrittiva che chiamiamo 'io', che ci permette di conservare la nostra coerenza operazionale linguistica ed il nostro adattamento del dominio del linguaggio" [15]

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Siamo infatti - e lo saremo sempre di più per effetto della multimedialità - immersi in un mondo che è come un mare pieno di suoni, che divengono intelligibili attraverso il linguaggio, e di immagini, che parlano un linguaggio proprio, diretto, decifrabile da un osservatore attento ed aperto alla comprensione.

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A questo punto entriamo nelle frontiere della comunicazione resa possibile dalla creazione di simboli da parte dell’uomo, perché senza simboli il reciproco scambio e la condivisione della vita sarebbe impossibile.

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Esistiamo come esseri umani in quanto operiamo nel linguaggio e conserviamo il nostro adattamento nel dominio dei significati che questo crea e, contemporaneamente, siamo osservatori ed esistiamo in un dominio semantico creato dal nostro operare linguistico. Il linguaggio ci fa esistere in un mondo di interazioni ricorsive sempre aperto.

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Ciò che rende possibile il linguaggio e determina il suo carattere e la sua ampiezza è la ricchezza - intesa come diversità - delle interazioni ricorrenti che caratterizzano l’interlocutore nel coordinamento linguistico. L’azione ricorsiva del linguaggio è conditio sine qua non per l’esperienza che associamo all’aspetto mentale, cioè per la conoscenza. (16)
È all’interno del linguaggio che l’atto conoscitivo, nella coordinazione comportamentale che ne scaturisce e che costituisce il linguaggio stesso, ci offre il mondo a portata di mano.

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La responsabilità per rendere questa conoscenza materia per le nostre azioni è tutta nelle nostre mani.

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Con essa ci misureremo al termine di questa riflessione, nella misura in cui avrà contribuito a chiarire ed a fornire alcune coordinate basilari sulle applicazioni delle nuove tecnologie nel campo dei "media" ed alcuni loro prevedibili impatti sulla coscienza individuale e collettiva, poiché il fenomeno della comunicazione non dipende soltanto da ciò che si trasmette, ma anche da quello che accade con chi riceve.
                                

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