Capitolo III

 

Cosa comunicare? Comunicazione e cultura.

Per cultura intendiamo l’insieme dinamico, il clima vitale, la "visione del mondo" che caratterizzano una civiltà, passando da una generazione all’altra attraverso un processo di conservazione e rigenerazione. Essa è la risultante delle esperienze, delle conoscenze, dei sogni, degli ideali, delle pulsioni vitali del passato e delle attese del futuro, che connotano il presente della storia di un popolo in un determinato luogo ed in un determinato tempo.

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In senso ampio sostanzialmente la cultura è l’espressione delle idee-cardine, delle motivazioni-guida che formano le strutture portanti di una determinata civiltà in una determinata epoca storica.

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La cultura, insieme all’ambiente, agli incontri, all’ereditarietà psicobiologica, è uno dei fattori che forgiano gli individui e le società; ma individui consapevoli e maturi e, quindi, responsabili, contribuiscono a edificare la cultura del proprio tempo a partire dalla propria operatività, dalle relazioni che riescono ad attivare, singolarmente ed anche all’interno del contesto in cui agiscono, comprese le proprie famiglie.

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Essi contribuiscono, nel contempo, a seminarvi i germi di una evoluzione futura, essendo insieme oggetti e soggetti del processo culturale della società in cui sono inseriti. A meno che non ne siano tenuti fuori, come è possibile riscontrare nelle sacche di marginalità che risultano in aumento in questo nostro momento storico, per altri versi ricco di stimoli e di potenzialità entusiasmanti.

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In ogni caso, ogni cultura reca in sé germi di vita, che fanno sì che possa entrare in campo l’insieme dinamico di quei mezzi che agiscono sulla persona umana consentendone lo sviluppo armonico e integrale, che incide corrispondentemente sulla edificazione della società attraverso la partecipazione.

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Nella cultura possiamo riconoscere tre dimensioni: la prima è un dato di fatto, le altre due corrispondono a peculiari attività:

  • patrimonio di produzioni e conquiste dell’ingegno umano

  • attività di acquisizione, elaborazione e produzione di conoscenze, tecniche, teorie, valori, attraverso i quali entrare in rapporto con la vita in tutti i suoi aspetti, da quelli più semplici e feriali a quelli più raffinati e complessi.

  • coltivazione-edificazione della persona (formazione permanente che riguarda tutte le fasce d’età) cura di sé e per gli altri, come rapporto educativo e come qualità della persona in ragione di questa "coltivazione" in vista di una migliore e più piena espressione della vita.

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Inoltre - e questo fa parte della condizione umana - in ogni cultura ci sono anche germi di negatività. Nel nostro oggi: l’individualismo esasperato, l’autosufficienza, lo scetticismo intellettuale, il pragmatismo morale, il nichilismo, l’indifferenza di fronte ad ogni scala oggettiva di valori, il prevalere dell’avere sull’essere e sulla dignità della persona umana.

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Le strutture portanti della nostra civiltà occidentale sono in crisi. Stiamo vivendo un momento di doloroso smarrimento (ricorso alla droga, fuga nelle realtà virtuali che vedremo ampiamente più avanti, solitudini, crisi di identità che è generata dalla crisi dei valori). Essa indubbiamente è segnata dagli effetti del positivismo e del materialismo che, se da un lato hanno sviluppato il primato dell’individuo e della coscienza, dall’altro hanno portato al punto estremo la frammentazione, lo sfaldamento del gruppo, nel senso di comunità di appartenenza, in una serie di vicende individuali prive di spessore storico.

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Tuttavia, sul raggiunto culmine del processo di autocoscientizzazione soggettiva, deve scattare la molla della solidarietà come vicinanza-rapporto con l’altro, se non vogliamo essere inghiottiti dall’assurdo e dal non senso.

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In ogni caso la cultura, per farsi educativa, cioè per conservarsi e rigenerarsi, ha bisogno di un contesto relazionale e di un filtro pedagogico, obiettivi, programmazioni, scelte di comportamento e costituisce uno dei contenuti della comunicazione.

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Dopo queste essenziali premesse, siamo giunti al punto focale della nostra esplorazione, alla domanda fondamentale, che ci induce a chiederci: cosa è veramente vitale per l’essere-nel-mondo dell’uomo?

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Non so se può essere una risposta valida; ma mi si impone l’immagine di un albero. Le radici ed il tronco rappresentano il passato, i rami carichi di foglie, fiori, frutti costituiscono il presente, la struttura portante del nostro "esserci" qui e ora e di ogni "esserci" della storia. I rami, di stagione in stagione, di era in era, si caricano di nuove foglie, nuovi fiori, nuovi frutti, a volte totalmente nuovi, in quanto frutto di "innesti": ogni salto epocale può essere visto come un innesto di forze nuove nell’albero dell’essere-nel-mondo dell’uomo.

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Mi sembra eloquente la riflessione che non possono esserci rami foglie fiori e frutti senza tronco e senza radici.Linfa vitale di quest’albero è una sana (chiara e concreta) adesione alla realtà.
Forse il rischio che possiamo correre, oggi, è che quest’albero venga espiantato dal suo habitat naturale e trapiantato in un’altra realtà, "virtuale" la si è chiamata. Ne vedremo in seguito alcune possibili implicazioni.
                                

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